In breve
- Diffida o messa in mora: è una richiesta. Non ignorarla, ma non pagare senza aver controllato.
- Decreto ingiuntivo: 40 giorni dalla notifica per l’opposizione, poi diventa definitivo.
- Precetto: 10 giorni per pagare, poi può partire il pignoramento.
- Atto di citazione: l’udienza è ad almeno 120 giorni, ma per difenderti bene devi costituirti 70 giorni prima.
- Una notifica per PEC vale come una raccomandata; un atto giudiziario non ritirato si considera ricevuto dopo 10 giorni di giacenza.
Che atto hai ricevuto
| Atto | Da cosa lo riconosci | Termine |
|---|---|---|
| Diffida, messa in mora, lettera di un avvocato | Carta intestata di uno studio o PEC; ti chiede di pagare o di fare (o smettere di fare) qualcosa, «in difetto» minacciando azioni legali. | Quello indicato nella lettera, di solito 7–15 giorni. Non è un termine del giudice. |
| Lettera di una società di recupero crediti | Agenzia che agisce per conto di una banca, finanziaria o compagnia telefonica. | Nessun termine di legge: è un sollecito. |
| Decreto ingiuntivo | Contiene il ricorso del creditore e il decreto del giudice che ti ingiunge di pagare, con il nome del tribunale o del giudice di pace. | 40 giorni dalla notifica per opporti. |
| Atto di citazione | Ti «cita a comparire» davanti a un giudice in una data indicata. | Costituirti in giudizio almeno 70 giorni prima dell’udienza indicata. |
| Atto di precetto | Ti intima di pagare in base a un titolo (sentenza, decreto esecutivo, cambiale, assegno). | 10 giorni, poi il creditore può pignorare. |
| Pignoramento | Atto dell’ufficiale giudiziario su beni, stipendio o conto, a volte notificato anche a te come debitore. | Indicato nell’atto; per contestarlo i termini sono brevi. |
Se la lettera arriva dall’Agenzia delle Entrate o dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, le regole sono quelle fiscali: leggi avvisi dell’Agenzia delle Entrate o cartelle esattoriali. Se è una lettera del datore di lavoro, vedi contestazioni disciplinari o licenziamenti.
Cosa fare appena la ricevi
- Segna la data di ricezione e conserva busta, avviso di ricevimento o ricevuta della PEC. Per gli atti del giudice i termini partono dalla notifica.
- Verifica chi scrive e per conto di chi: studio, creditore, numero di pratica. Diffida dei messaggi che chiedono di pagare subito con link o su IBAN mai visti: le truffe imitano spesso le lettere legali.
- Controlla la pretesa: importo, causale, date. Cerca contratti, fatture, ricevute, messaggi che la riguardano. Un credito può essere già pagato, prescritto o calcolato male.
- Non rispondere a caldo e non riconoscere il debito per iscritto se pensi di non doverlo: una frase come «pagherò appena posso» può valere come riconoscimento e far ripartire la prescrizione.
- Fai leggere l’atto se è un decreto, una citazione o un precetto: i termini sono rigidi e, se scadono, perdi la possibilità di difenderti nel merito.
Diffida o lettera dell’avvocato: rispondere o no?
Una diffida serve a mettere in mora, cioè a far decorrere gli interessi e interrompere la prescrizione, e a dimostrare che il creditore ha provato a risolvere prima della causa. Le strade sono tre:
- La pretesa è giusta: paga o proponi un piano di rientro per iscritto. Chiedi che il pagamento chiuda la questione «a saldo e stralcio» se è un accordo su una cifra minore.
- La pretesa è sbagliata in tutto o in parte: rispondi per iscritto, meglio tramite avvocato, contestando i punti precisi e allegando le prove. Una risposta ben fatta spesso chiude la questione.
- Non sei sicuro: non è obbligatorio rispondere a una diffida, ma il silenzio non la fa sparire. Prima di decidere, fai valutare la lettera.
Per molte liti (condominio, locazioni, eredità, contratti bancari e assicurativi, risarcimenti da responsabilità medica) prima della causa c’è la mediazione obbligatoria: puoi ricevere un invito da un organismo di mediazione. Partecipare conviene: chi non si presenta senza motivo rischia sanzioni nel giudizio successivo.
Decreto ingiuntivo: i 40 giorni
Il decreto ingiuntivo è emesso dal giudice solo sulla base dei documenti del creditore, senza sentirti. Dalla notifica hai 40 giorni per:
- pagare l’importo con le spese indicate, se la pretesa è giusta;
- fare opposizione con un avvocato, se è sbagliata o già pagata: si apre una causa normale in cui il creditore deve provare il suo credito;
- trattare un accordo, ricordando che la trattativa non ferma i 40 giorni.
Se il decreto è provvisoriamente esecutivo (c’è scritto nel decreto), il creditore può procedere subito con precetto e pignoramento anche se fai opposizione; nell’opposizione si può chiedere di sospenderlo. Se lasci passare i 40 giorni, il decreto diventa definitivo come una sentenza. Nel caso del condominio vedi anche condominio.
Atto di citazione: non aspettare l’udienza
Con la citazione qualcuno ti fa causa. L’udienza indicata è ad almeno 120 giorni dalla notifica, ma dopo la riforma del processo civile il convenuto deve costituirsi in cancelleria almeno 70 giorni prima dell’udienza, con un avvocato, proponendo lì le sue difese, le eventuali domande contro l’attore e la chiamata di terzi (per esempio l’assicurazione). Chi si costituisce in ritardo perde queste possibilità.
Davanti al giudice di pace, per cause di valore minore, i termini e le regole sono diverse e per importi molto bassi ci si può difendere anche da soli: chiedi comunque un parere su cosa conviene.
Precetto e pignoramento
Il precetto è l’ultimo avviso: hai 10 giorni per pagare, poi il creditore può pignorare entro 90 giorni. Si può contestare se il credito non esiste più (già pagato, prescritto) o se l’importo è sbagliato, ma serve un avvocato e i tempi sono brevi.
Il pignoramento può riguardare beni in casa, l’auto, lo stipendio o la pensione (con limiti: di regola fino a un quinto dello stipendio per i creditori privati), il conto corrente o un immobile. Anche dopo il pignoramento si può chiedere di convertirlo pagando a rate l’importo dovuto. Se il creditore è il fisco, le regole sono diverse: cartelle e riscossione.
PEC, raccomandate non ritirate e avvisi di giacenza
- Una notifica fatta a una tua PEC registrata nei pubblici elenchi (per imprese e professionisti) vale dal momento della consegna nella casella, anche se non la apri. Se hai una PEC, controllala.
- Per gli atti giudiziari spediti per posta, se non sei in casa il postino lascia un avviso e manda una raccomandata informativa: se non ritiri, la notifica si considera fatta dopo 10 giorni dal deposito all’ufficio postale.
- Una raccomandata ordinaria non ritirata si considera comunque conosciuta, di norma, dalla data dell’avviso di giacenza.
- Se ricevi una PEC sospetta dal «tribunale» con allegati compressi o link, non aprirli: i veri atti indicano mittente, numero di ruolo e si verificano con lo studio o la cancelleria. Su truffe e phishing vedi virus e sicurezza.
Cosa fa l’avvocato su Intervento
Fotografa o carica la lettera, la PEC o l’atto, con la busta o la ricevuta. L’orientamento gratuito ti dice che atto è e se c’è un termine che sta per scadere. Con l’Analisi ottieni subito una lettura automatica completa: chi scrive, cosa chiede, importi, date. Con l’Esperto un avvocato verificato ti risponde per iscritto entro 4 ore: se la richiesta è fondata, quali difese hai e cosa conviene fare. Con il livello Soluzione prepara e invia la risposta o la contestazione, su preventivo.
Intervento segue l’attività stragiudiziale. Se serve un’opposizione o una difesa in giudizio, l’avvocato ti dice se ha senso, i costi prevedibili e come procedere entro i termini.
Questa guida descrive le regole generali in vigore al 20 ottobre 2026. I termini indicati valgono nei casi ordinari: alcuni procedimenti hanno termini diversi. Se hai un atto con una scadenza vicina, scegli la fascia Prioritaria o Urgente.