In breve
- Dimissioni solo con la procedura telematica: una lettera a mano non basta. Si possono revocare entro 7 giorni.
- Il preavviso lo fissa il contratto collettivo in base a livello e anzianità; se non lo lavori, il datore può trattenerne il valore.
- Licenziamento: impugnazione scritta entro 60 giorni dalla lettera, poi ricorso al giudice o richiesta di conciliazione entro 180 giorni.
- NASpI: servono almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni; dimissioni volontarie non danno diritto, quelle per giusta causa sì.
- Un’assenza ingiustificata oltre il termine del contratto collettivo (o 15 giorni) può valere come dimissioni, senza NASpI.
Come si danno le dimissioni
- Controlla il preavviso nel tuo contratto collettivo: dipende dal livello e dagli anni di servizio, e i giorni di solito sono di calendario.
- Compila il modulo telematico sul sito del Ministero del lavoro con SPID o CIE, oppure fallo fare gratis a un patronato, a un sindacato o a un consulente del lavoro. Il modulo arriva al datore di lavoro e all’Ispettorato. Indica la data di decorrenza, cioè il primo giorno in cui non lavorerai più, tenendo conto del preavviso.
- Puoi revocarle entro 7 giorni con la stessa procedura.
Non serve la procedura telematica per il periodo di prova, per i rapporti di lavoro domestico e quando le dimissioni si danno in una sede protetta (sindacato, Ispettorato, commissione di conciliazione). Per le lavoratrici in gravidanza e per i genitori nei primi tre anni di vita del figlio, le dimissioni vanno convalidate dall’Ispettorato del lavoro.
Preavviso non lavorato: se te ne vai prima, il datore può trattenere dall’ultima busta paga l’indennità corrispondente ai giorni mancanti; può anche rinunciarvi o concordare con te un’uscita anticipata. Mettilo per iscritto.
Dimissioni per giusta causa
Sono le dimissioni date per un comportamento grave del datore, che non permette di continuare il rapporto nemmeno per il periodo di preavviso. Casi riconosciuti:
- mancato o ripetuto ritardo nel pagamento dello stipendio;
- molestie, anche sessuali, o mobbing;
- demansionamento o modifiche peggiorative delle mansioni;
- trasferimento senza comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive;
- mancato versamento dei contributi, comportamenti ingiuriosi del superiore.
Con la giusta causa non dai il preavviso, anzi ti spetta l’indennità di mancato preavviso, e puoi chiedere la NASpI. Nel modulo telematico va indicata la giusta causa, e conviene una lettera che descriva i fatti e le prove (buste paga, messaggi, testimoni): il datore può contestarla e l’INPS verificarla. Prima di dimetterti per giusta causa fatti consigliare: se la causa non regge, perdi NASpI e indennità.
Assenza ingiustificata: le dimissioni «per fatti concludenti»
Dal 2025 se un lavoratore resta assente senza giustificazione oltre il termine previsto dal contratto collettivo, o in mancanza oltre 15 giorni, il datore può considerare il rapporto risolto per volontà del lavoratore, comunicandolo all’Ispettorato del lavoro, che può fare verifiche. In questo caso non spetta la NASpI. Il lavoratore evita la risoluzione se dimostra di non aver potuto comunicare l’assenza per forza maggiore o per fatto del datore.
In pratica: smettere di presentarsi per «farsi licenziare» e prendere la NASpI non funziona più come prima. Se vuoi lasciare il lavoro con un’uscita concordata, parlane con un consulente.
Licenziamento: motivi e forma
| Tipo | Quando | Preavviso |
|---|---|---|
| Giusta causa | Fatto gravissimo del lavoratore (furto, violenza, grave insubordinazione). | No, è immediato. Va preceduto dalla contestazione disciplinare. |
| Giustificato motivo soggettivo | Inadempimento notevole del lavoratore, meno grave della giusta causa. | Sì. Va preceduto dalla contestazione disciplinare. |
| Giustificato motivo oggettivo | Ragioni dell’azienda: soppressione del posto, riorganizzazione, calo di attività. | Sì. Il datore deve dimostrare il motivo e di non poterti ricollocare. |
| Licenziamento collettivo | Almeno 5 licenziamenti in 120 giorni in aziende con più di 15 dipendenti. | Procedura con i sindacati e criteri di scelta. |
| Nel periodo di prova | Recesso libero di entrambe le parti, senza motivazione. | No, salvo patto diverso. |
Il licenziamento deve essere scritto e indicare i motivi. È nullo se discriminatorio, se intimato in gravidanza o fino a un anno di età del bambino, per causa di matrimonio, o se è solo orale. Per i licenziamenti disciplinari conta la procedura della contestazione: ne parliamo in contestazioni disciplinari.
Come impugnare un licenziamento: 60 e 180 giorni
- Entro 60 giorni dalla ricezione della lettera, invia un’impugnazione scritta al datore (raccomandata o PEC), anche tramite sindacato o avvocato. Basta una lettera che contesti il licenziamento.
- Entro 180 giorni dall’impugnazione, deposita il ricorso al giudice del lavoro o chiedi il tentativo di conciliazione o arbitrato. Se lasci scadere uno dei due termini, il licenziamento non è più contestabile.
Le tutele dipendono dalla data di assunzione (prima o dopo il 7 marzo 2015), dal numero di dipendenti e dal tipo di vizio: si va dalla reintegrazione nel posto di lavoro, nei casi più gravi, a un’indennità in mensilità calcolate soprattutto sull’anzianità. Le regole sono state modificate più volte dalla Corte costituzionale: per una stima del tuo caso servono lettera, contratto e buste paga.
Per i licenziamenti per motivo oggettivo, il datore può offrire una conciliazione con un importo esente da tasse in una sede protetta; accettarla chiude ogni contestazione ma non toglie la NASpI.
Cosa ti spetta quando il rapporto finisce
- Ultima busta paga con stipendio fino all’ultimo giorno, ratei di tredicesima e quattordicesima, ferie e permessi non goduti, e l’indennità di mancato preavviso se il datore non te l’ha fatto lavorare: vedi buste paga.
- TFR, se non è versato a un fondo pensione, di solito entro i termini del contratto collettivo: TFR e contributi.
- NASpI, l’indennità di disoccupazione, se hai almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e la cessazione non è per dimissioni volontarie. Dura la metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni, fino a 24 mesi, e si riduce del 3% al mese dal sesto mese. La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni.
Attenzione alla regola introdotta nel 2025: se nei 12 mesi prima del licenziamento ti eri dimesso volontariamente da un altro lavoro a tempo indeterminato, le 13 settimane di contributi devono essere maturate dopo quelle dimissioni.
Cosa fa il consulente su Intervento
Descrivi la situazione e allega lettera di licenziamento o di contestazione, contratto e ultime buste paga. L’orientamento gratuito ti dice che tipo di caso è e se c’è un termine vicino, come i 60 giorni per l’impugnazione. Con l’Esperto un consulente del lavoro iscritto all’albo ti risponde per iscritto entro 4 ore: come dimetterti senza perdere diritti, se c’è giusta causa, se il licenziamento è contestabile, cosa ti spetta e se hai diritto alla NASpI. Con il livello Soluzione prepara la lettera di impugnazione o i conteggi delle spettanze, su preventivo. Per una causa ti dice se ha senso rivolgersi a un avvocato.
Questa guida descrive le regole in vigore al 20 ottobre 2026. Preavvisi, tutele e calcoli dipendono dal contratto collettivo, dalla data di assunzione e dalle dimensioni dell’azienda: con un termine di 60 giorni in corso, non aspettare.