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Privacy e sicurezza per imprese · Videosorveglianza

Videosorveglianza: regole per telecamere in azienda, negozio, condominio e casa

Chi installa telecamere che riprendono persone deve avere uno scopo legittimo (sicurezza, tutela del patrimonio), mettere un cartello visibile prima della zona ripresa, riprendere solo il necessario e conservare le immagini per pochi giorni. Se le telecamere possono riprendere dipendenti, prima di accenderle serve un accordo sindacale o, in mancanza, l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. In condominio decide l’assemblea. Un privato a casa propria può riprendere solo la sua proprietà, non la strada o i vicini.

Aggiornato il Lettura 3 minuti Guida di Intervento.it · al tuo caso risponde un consulente privacy verificato

In breve

  • Con dipendenti: accordo con RSU/RSA o autorizzazione dell’Ispettorato prima dell’installazione, anche se c’è un solo lavoratore.
  • Cartello informativo prima dell’area ripresa, con titolare e finalità; informativa completa disponibile.
  • Conservazione: il minimo necessario, di solito 24-72 ore; periodi più lunghi vanno motivati.
  • Mai telecamere in bagni, spogliatoi o aree di riposo; mai per controllare la produttività.
  • Condominio: delibera dell’assemblea; casa privata: solo la propria proprietà.

Cosa serve, caso per caso

DoveCosa serve
Azienda o negozio con dipendentiAccordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato, cartelli, informativa ai lavoratori e ai clienti, regole su accesso e conservazione.
Negozio senza dipendentiCartelli, informativa, inquadrature limitate al locale, conservazione breve.
Condominio, parti comuniDelibera dell’assemblea, cartelli, regole su chi accede alle immagini, conservazione breve.
Casa privataSolo la propria proprietà; se si riprendono spazi altrui o pubblici si applica la normativa privacy completa.
Casa con colf o badanteIl lavoratore va informato; niente riprese nelle zone a lui riservate.

Telecamere e dipendenti: accordo o autorizzazione

Lo Statuto dei lavoratori ammette impianti da cui può derivare un controllo a distanza solo per esigenze organizzative, produttive, di sicurezza del lavoro o di tutela del patrimonio, e solo dopo:

  1. un accordo con la RSU o le RSA, se presenti; oppure
  2. l’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro, richiesta con una domanda che descrive impianto, posizione delle telecamere, inquadrature e motivazioni.

Vale anche con un solo dipendente e anche se le telecamere sono spente durante l’orario di lavoro, quando comunque potrebbero riprendere i lavoratori. Installare senza è un reato, e le immagini non possono essere usate. Il consenso scritto dei singoli lavoratori non sostituisce l’accordo o l’autorizzazione. Le immagini legittimamente raccolte possono essere usate anche a fini disciplinari solo se i lavoratori sono stati informati: vedi contestazioni disciplinari.

Cartello e informativa

  • Il cartello va messo prima del raggio d’azione delle telecamere, ben visibile anche di notte se l’impianto è attivo.
  • Deve indicare titolare del trattamento, finalità, tempi di conservazione o dove leggerli, e come esercitare i diritti; può rimandare all’informativa completa con un QR code o un link.
  • L’informativa completa va resa disponibile, per esempio sul sito o in cassa: vedi GDPR e informative.

Inquadrature, conservazione e accesso

  • Inquadrature: solo ciò che serve. Niente strada pubblica, salvo lo stretto indispensabile vicino agli accessi, niente proprietà dei vicini.
  • Audio: di regola non va registrato.
  • Conservazione: il Garante indica pochi giorni; tempi più lunghi vanno motivati, per esempio con chiusure prolungate o rischi specifici. Le immagini si cancellano in automatico.
  • Accesso: solo persone autorizzate per iscritto, con credenziali personali; il fornitore che gestisce l’impianto va nominato responsabile del trattamento: vedi nomine e registri.
  • Accesso da telefono: app e videoregistratore protetti con password robuste e aggiornati; molte violazioni nascono da telecamere esposte su internet con credenziali di fabbrica.
  • Furto o richiesta della polizia: le immagini utili si conservano oltre il termine e si consegnano alle autorità.

Condominio e casa privata

In condominio le telecamere sulle parti comuni le decide l’assemblea con la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno metà del valore dell’edificio; vanno messi i cartelli e stabilite regole su chi accede alle registrazioni. Vedi condominio. Il singolo condomino può installare una telecamera per la propria porta o il proprio box, ma inquadrando solo lo spazio di sua esclusiva pertinenza. Lo stesso vale per le case: puntare la telecamera sul giardino del vicino o sulla strada espone a contestazioni e a responsabilità. Anche i videocitofoni e le telecamere con campanello vanno orientati con attenzione.

Se sei tu a essere ripreso

Chi viene ripreso può chiedere al titolare di accedere alle immagini che lo riguardano, entro i tempi di conservazione, e di sapere chi le vede e per quanto restano. Se una telecamera di un vicino, di un negozio o del datore di lavoro sembra irregolare, il primo passo è una richiesta scritta al titolare; se non risponde entro un mese o la risposta non basta, si può presentare reclamo al Garante. Il lavoratore può rivolgersi anche all’Ispettorato. Per una diffida formale vedi lettere e PEC.

Cosa fa il consulente su Intervento

Descrivi il luogo, quante telecamere, cosa inquadrano, se ci sono dipendenti e per quanto tempo registri; allega se puoi una pianta o le foto delle inquadrature. L’orientamento gratuito ti dice cosa sembra mancare. Con l’Esperto un consulente privacy verificato ti risponde per iscritto entro 4 ore: adempimenti, cartelli, tempi di conservazione e se serve l’autorizzazione. Con il livello Soluzione prepara la domanda all’Ispettorato e l’informativa, su preventivo.

Da sapere

Questa guida descrive le regole generali in vigore al 20 ottobre 2026. Ogni impianto è diverso: per una valutazione servono posizione e inquadrature delle telecamere.

Richieste come queste

Scrivile con parole tue: i termini tecnici li trova l’AI e il professionista legge i documenti che alleghi.

Domande sulla videosorveglianza

Serve l’autorizzazione per le telecamere con dipendenti?

Sì. Prima di installarle serve un accordo con la RSU o le RSA oppure, se non ci sono, l’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro. Vale anche con un solo dipendente, e il consenso dei singoli lavoratori non basta.

Per quanto tempo si possono conservare le registrazioni?

Per il tempo strettamente necessario: il Garante indica pochi giorni, in genere 24-72 ore. Periodi più lunghi vanno motivati da esigenze specifiche e indicati nell’informativa.

Cosa deve esserci scritto sul cartello della videosorveglianza?

Il titolare del trattamento, la finalità, i tempi di conservazione o dove trovarli e come esercitare i diritti. Deve essere visibile prima di entrare nell’area ripresa e può rimandare all’informativa completa.

Posso mettere una telecamera fuori casa che riprende la strada?

La telecamera deve inquadrare solo la tua proprietà. Riprendere strada pubblica o spazi dei vicini, salvo lo stretto indispensabile vicino all’ingresso, fa scattare gli obblighi privacy e può portare a contestazioni.

Chi decide le telecamere in condominio?

L’assemblea, con la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno metà del valore dell’edificio. Servono cartelli e regole su chi può accedere alle immagini.

Quanto costa un parere su Intervento?

L’orientamento è gratuito. La risposta scritta di un consulente privacy verificato (Esperto) costa 29,90 € IVA inclusa, entro 4 ore; domanda all’Ispettorato e informativa sono con il livello Soluzione, su preventivo.

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