In breve
- Forfettario: ricavi fino a 85.000 euro; se superi 100.000 euro esci subito, nello stesso anno.
- Imposta sostitutiva 15%, o 5% per cinque anni per le attività nuove.
- Non puoi entrare nel forfettario se nel 2025 hai avuto redditi da lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 euro.
- La partita IVA si apre entro 30 giorni dall’inizio dell’attività; per le imprese passa dalla Camera di commercio.
- Non esiste una soglia di 5.000 euro sotto cui si può lavorare senza partita IVA: conta se l’attività è abituale.
Ti serve davvero la partita IVA?
La partita IVA serve quando svolgi un’attività di impresa o di lavoro autonomo in modo abituale, anche se guadagni poco. La prestazione occasionale è possibile solo per lavori sporadici e non organizzati; la soglia dei 5.000 euro che si sente spesso riguarda i contributi INPS, non il permesso di lavorare senza partita IVA.
Se lavori stabilmente per un solo committente, con orari e direttive, valuta anche se il rapporto non sia in realtà un lavoro dipendente: per la legge conta come si lavora, non come si fattura. Ne parliamo in assunzioni e contratti.
Il regime forfettario nel 2026
| Regola | Valore nel 2026 |
|---|---|
| Ricavi o compensi massimi | 85.000 euro nell’anno precedente; oltre 100.000 euro si esce subito |
| Imposta sostitutiva | 15%; 5% per i primi cinque anni di un’attività nuova |
| Reddito tassato | Ricavi incassati × coefficiente di redditività del codice ATECO (dal 40% all’86%), meno i contributi versati |
| IVA | Non si applica né si detrae; in fattura si indica il regime |
| Redditi da lavoro dipendente o pensione | Non oltre 35.000 euro nell’anno precedente |
| Spese per dipendenti e collaboratori | Non oltre 20.000 euro lordi |
| Ritenuta d’acconto | Non si subisce |
Per l’aliquota del 5% non devi aver svolto attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti, e la nuova attività non deve essere la prosecuzione di un lavoro fatto prima da dipendente, salvo il periodo di pratica obbligatoria.
Chi non può entrare nel forfettario
- chi partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, o controlla una SRL che svolge attività riconducibili alla sua;
- chi fattura in prevalenza al datore di lavoro attuale o di uno dei due anni precedenti;
- chi usa regimi speciali IVA o non è residente, salvo eccezioni per i residenti UE con la maggior parte del reddito in Italia.
Contributi: la voce che si dimentica
Le tasse del forfettario sono basse; i contributi no. Dipendono dal tipo di attività:
- Professionisti senza cassa (consulenti, formatori, molti lavori digitali): Gestione separata INPS, circa il 26% del reddito imponibile, senza minimi fissi.
- Artigiani e commercianti: iscrizione alla gestione INPS di categoria, con un contributo minimo fisso di alcune migliaia di euro l’anno anche se guadagni poco, più una percentuale sul reddito oltre il minimale. I forfettari possono chiedere una riduzione del 35%, che riduce anche la pensione futura.
- Professionisti iscritti a un albo con cassa propria (avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e altri): regole e minimi della cassa, spesso ridotti nei primi anni.
Nel forfettario i contributi versati si deducono dal reddito. Fai sempre il conto «netto in tasca» su un anno tipo: è lì che si vede se l’attività sta in piedi. Su avvisi e arretrati INPS c’è INPS e contributi.
Quando conviene il regime ordinario
Nel regime ordinario (contabilità semplificata per la maggior parte delle piccole attività) paghi l’IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo, cioè ricavi meno costi documentati, e applichi l’IVA. Può convenire quando:
- le spese reali sono molto più alte di quelle riconosciute dal coefficiente forfettario, per esempio commercio con margini bassi o investimenti importanti;
- lavori soprattutto con aziende che recuperano l’IVA, e ti serve detrarre l’IVA sugli acquisti;
- superi i limiti del forfettario o rientri in una causa di esclusione.
Dal 2026 le aliquote IRPEF sono 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 euro e 43% oltre. Un confronto serio si fa su numeri tuoi: ricavi previsti, costi, altri redditi, contributi.
Come si apre e quanto costa
- Scegli il codice ATECO che descrive l’attività prevalente. Dal 1° aprile 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025, con codici nuovi per molte attività: verifica quello aggiornato. Il codice decide il coefficiente del forfettario e spesso la gestione INPS.
- Professionisti: dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio, online o tramite un intermediario, poi iscrizione alla Gestione separata o alla cassa.
- Imprese (artigiani, commercianti, agenti): pratica unica alla Camera di commercio, che apre insieme partita IVA, iscrizione al registro, INPS e, se serve, INAIL; per molte attività serve anche una segnalazione al Comune.
- Strumenti: PEC (obbligatoria per le imprese, utile per tutti), firma digitale, un programma di fatturazione elettronica, un conto dedicato.
Aprire la partita IVA da professionista non ha costi di Stato; per le imprese ci sono diritti camerali annuali e bolli. Il costo vero è la gestione nell’anno (dichiarazioni, F24, contributi) e l’eventuale commercialista. La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari: fatturazione elettronica.
Le scadenze del primo anno
- Fatture: entro 12 giorni dall’incasso o dalla prestazione, con imposta di bollo di 2 euro sopra 77,47 euro per i forfettari.
- Imposte e contributi: nel primo anno di solito non ci sono acconti; dal secondo anno saldo e primo acconto a fine giugno, secondo acconto a novembre. Mettere da parte una quota fissa di ogni incasso evita brutte sorprese.
- Dichiarazione dei redditi: modello Redditi persone fisiche entro il 31 ottobre dell’anno successivo, anche se hai incassato poco.
- Contributi artigiani e commercianti: rate fisse trimestrali del minimale, in maggio, agosto, novembre e febbraio.
Cambiare regime o chiudere
Si esce dal forfettario dall’anno successivo se superi 85.000 euro o perdi un requisito, e subito se superi 100.000 euro: da quel momento applichi l’IVA alle fatture successive. Il passaggio volontario all’ordinario si fa con il comportamento concludente e vale almeno tre anni.
La partita IVA si chiude entro 30 giorni dalla cessazione, dopo aver incassato o fatturato tutto. Restano da fare l’ultima dichiarazione e i contributi dell’ultimo periodo. Se la lasci aperta senza attività, possono arrivare comunque richieste di contributi minimi o diritti camerali.
Cosa fa il commercialista su Intervento
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Questa guida descrive le regole in vigore al 20 ottobre 2026. Soglie e contributi cambiano spesso con la legge di bilancio: prima di aprire, fai verificare la tua situazione con numeri reali.